Prima una breve storia poi, a piè di pagina, cos’ho imparato (ad oggi) da questa esperienza.

Dicembre 1995

Ho 14 anni e in maniera del tutto casuale mi ritrovo a fare il babysitter ai figli dei vicini di casa.

Gennaio 2015

Ora di anni ne ho 33 e camminando per le vie del centro durante una giornata di shopping incrocio il mio ex vicino di casa (al quale curai per 1 ora i giovanissimi figli).

Massimo è anche un grande imprenditore italiano che ha fatto nascere nel 1999 Sorgenia, uno dei principali player nel campo dell’energia.

Ovviamente non ci vediamo da anni, ma con un po’ di audacia e coraggio gli chiedo l’indirizzo e-mail: volevo scrivergli per conoscere la sua storia imprenditoriale, non dai giornali ma dalla viva voce di chi l’aveva realmente vissuta.

Sono sempre stato affascinato dalle storie imprenditoriali e dall’umiltà di chi le ha fatte, quasi come se fosse stato “ovvio” e “naturale”, o meglio ancora un “gioco da ragazzi”. Fin dai tempi del Master al Politecnico ho avuto la fortuna di ascoltare dal vivo le testimonianze di chi ha costruito aziende e gli occhi degli imprenditori esprimono sempre grande carattere e passione, uniti a una certa “nota” di follia.

Per 6 mesi sparisco immerso nel lavoro e a giugno 2015, timidamente, gli scrivo una email.

Pranziamo assieme e il racconto scorre accompagnato da ottimo vino finché Massimo, dopo avermi spiegato il suo percorso imprenditoriale, mi chiede: “E tu, che fai?”

Ok io sono ancora “piacevolmente stordito” da tutti quei numeri e dall’intensità degli episodi. Ora da dove inizio?
Gli racconto che lavoro per una società di consulenza informatica in ambito digital payments & financial services, che nel tempo libero insieme a 2 amici sto avviando una startup, che ci occupiamo di musica, di deep learning, di machine learning.

Gli racconto che abbiamo da pochissimo pubblicato il primo prodotto in beta, un sistema di trascrizione automatica di accordi musicali da file audio (www.yalp.io).

Massimo ascolta interessato e alla fine mi butta là un: “…comunque se avete necessità di un investitore, fammi sapere!”.

Parentesi. Stavamo dialogando con vari VC, incubator, ma le proposte che ci venivano fatte non combaciavano con il nostro “desiderata”; questa offerta arrivava veramente inaspettata e sopratutto senza essersela andata a cercare. Chiusa parentesi.

Ok ora posso finire la mia bistecca. Ci congediamo. Chiacchiere ottime, pranzo buonissimo e qualche lezione imparata. Io sono già molto soddisfatto così.

Poi ci penso alla sua offerta, a dire il vero ci penso moltissimo nelle settimane successive e alla fine invio il business plan a Massimo. Attendo.

Ci “studiamo” per un 5 mesi, parliamo, gli presento i miei soci (e amici), gli racconto i progressi che stiamo facendo e le strategie che vogliamo mettere in atto. Ragioniamo su numeri e business.

Febbraio 2016

Ci troviamo a negoziare un accordo di investimento che rende soddisfatti tutti (noi 3 soci, loro 3 investitori): quote, aumento di capitale, patti parasociali, etc.

Siamo davanti al Notaio a fondare la società. Si parte.

Il 2 Febbraio 2016 nasce Nami Lab (www.nami-lab.com), sviluppiamo applicazioni in ambito creativo grazie all’intelligenza artificiale (deep learning, machine learning e omologia persistente, per chi volesse approfondire).

Appena usciti dal Notaio, quasi come ad esorcizzare, ci guardiamo tutti in faccia molto felici e goliardicamente esplode un: “‘Mo so’ tutti caxxi nostri!!” 😉

C’è una morale in questa storia?

Penso ce ne siano diverse e questo breve scritto vuole essere in primis un promemoria per me.

  1. Bisogna sempre essere curiosi, audaci e osare
  2. Puoi pianificare quanto vuoi ma poi: “Life begins at the end of your comfort zone
  3. Sembra banale, ma le decisioni e gli accordi (di tutti i tipi) molto spesso si fanno davanti a del cibo
  4. Fai sempre ciò che ti piace: NON fingere mai, sii te stesso
  5. Il tuo passato è il tuo futuro