Redemption Song, scritta da Bob Marley nel 1979 è una canzone triste. Suonata solo in acustico dallo stesso Marley, si discosta dal reggae di cui l’autore è il re indiscusso. Infatti Redemption Song è considerata in tutto e per tutto una canzone folk. L’artista giamaicano aveva da poco scoperto di avere un cancro inguaribile. Questa consapevolezza sarà una terribile ombra presente in tutto l’album Uprising, da cui è estratto il singolo.

Redemption Song è ispirata alla filosofia rasta nata in Giamaica nel XX secolo. Questa religione si rifà alle teorie di Marcus Garvey.  Il predicatore considerava i giamaicani come la tredicesima tribù di Israele. Questa filosofia è nota per ritenere la marjuana come un mezzo mistico per mettersi in contatto con Dio.  Ma il rastafarianesimo, non dimentichiamolo, accetta tutti gli insegnamenti di Gesù della tradizione etiope ortodossa. Si considera come un’evoluzione del cristianesimo, ma non solo. La cultura rasta crede anche nel riscatto e nell’auto determinazione dei popoli. Ed è grazie alla musica reggae che questo pensiero si è diffuso in tutto il mondo.

Il profondo significato della canzone

Il successo di Redemption Song fu immenso. Questo anche perché il testo della canzone esorta a liberarsi dalle barriere mentali che spesso ci auto costruiamo. Divenne, specie per i “neri” d’ America, una specie di inno alla liberazione dalle catene non più d’acciaio ma spesso razziali e psicologiche. Per la profondità del testo, l’intimità dell’esecuzione, quasi dylaniana, Redemption Song viene da molti considerata il testamento spirituale di Bob Marley. La rivista Rolling Stone la inserisce al 66esimo posto nella classifica delle canzoni migliori al mondo.

La versione punk della canzone folk del re del reggae

Abbiamo detto che Redemption Song, come genere, non rientrava nel puro reggae di Marley. Ma i No Use For A Name hanno ben pensato di fornirci una versione punk. La band californiana, nata nel 1987 e definitivamente sciolta nel 2012, viene considerata come la skate punk band per eccellenza. Chiusero i battenti, annunciando l’ultimo concerto, dopo la morte del chitarrista e cantante, Tony Sly. Tutt’ora non sono certe le cause del decesso: come se si fosse addormentato nel sonno.

La ribellione

Ascoltare le cover è un po’ come aprire una scatola di cioccolatini misti: non sai mai cosa potrebbe capitarti. Spesso le rivisitazioni, specie di canzoni così peculiari come Redemption Song, risultano essere semplicemente brutte copie. La cover dei No Use For A Name funziona. Funziona in tutto il suo essere punk, anche nella piccola attesa dell’incipit dove ti aspetti nient’altro che quello che accadrà: l’esplosione del più puro punk. Si perde un po’ la poesia legata al testamento spirituale di Marley: il punk è dissacrante. Ma la vivacità rozza e diretta del tipico timbro punk sembra voler sottolineare il lato di rivendicazione popolare del testo. Due ribellioni che si incontrano, in modalità e atmosfere diverse, nella stessa canzone.