Finest Worksong è il terzo singolo estratto dall’album The Document, pubblicato dai R.E.M. nel 1987. La carriera del gruppo era avviata, ma non riuscivano a sfondare. Ma fu proprio con il primo singolo estratto da The Document, The One I Love, che entrarono nelle classifiche europee. Il nome della band americana deriva dalla sigla R.E.M. ovvero rapid eye movement, la fase del sonno in cui si  sogna. Non vi è un aneddoto particolare dietro la scelta di questo nome, semplicemente, come dichiararono più volte: ”suonava bene…”

L’ultimo album con la casa discografica I.R.S.

Finest Worksong fu l’ultimo singolo che uscì con la casa discografica I.R.S. L’anno successivo i R.E.M. firmarono con la Warner Bros Record, e nel 1991 uscirà Out of time, l’album della consacrazione trascinato alle vette delle classifiche mondiali da Losing my Religion. La voglia di cambiamento era nell’aria e le continue polemiche con i vari produttori imposti o chiamati dalla I.R.S, favorirono la rottura. Anche se, i soliti maligni, diranno che il gruppo si è “venduto” al successo. In The Document, invece, si sente la voglia di cambiamento, a partire anche dai testi di Michael Stipe che diventano meno enigmatici e criptici. Finalmente è possibile scorgere un significato nelle parole. E nel caso di Finest Worksong è un significato politico. La voglia di aprirsi al pubblico è evidente.

Finest Worksong: alziamo le chitarre

Di primo acchito, per chi ha ben presente i R.E.M., la svolta di Finest Worksong può essere sembrata persino scioccante. Soprattutto la “schitarrata” iniziale. Un brano vigoroso, quasi carnale, dove le chitarre e le distorsioni vengono aumentate. L’aspetto post- punk dei primi lavori, lascia il posto al rock puro. Un disco che si potrebbe piacevolmente ascoltare facendo un coast to coast in America. On the road, come si  suol dire.

Michael Stipe è autore di Finest Worksong

Il testo della canzone

Anche le parole di Stipe si fanno più chiare. The Finest Worksong parla degli eroi di tutti i giorni, dei lavoratori che non finiscono sotto i riflettori. Di quelle persone immerse nelle loro occupazioni giornaliere, senza le quali il mondo non andrebbe avanti. Citato nella canzone anche il filosofo  statunitense Thoreau, famoso per il saggio “Disobbedienza civile”. In questo testo  spinge i cittadini a non seguire il governo se sono contrari alle sue politiche. Tema molto attuale. Thoreau ispirò grandi uomini come Ghandi e Martin Luter King.