Purple Rain è il nome del secondo album di Prince del 1984, che oltre a contenere l’omonimo e celebre singolo, fu anche colonna sonora del film, intitolato anch’esso Purple Rain e interpretato dallo stesso artista. Un successo mondiale sia a livello musicale che cinematografico. Il film vinse il premio Oscar per la migliore colonna sonora e l’album rimase in cima alle classifiche americane per più di ventiquattro settimane consecutive. Del resto da Rogers Nelson, in arte Prince, che nel 1978 a soli vent’anni, scrisse, produsse e suonò tutti gli strumenti del suo primo album For you con la Warner Bros non ci si poteva aspettare di meno…

Chi è questo ragazzo?

Chi fosse, in realtà, Prince ancora oggi resta un mistero. Per tutti gli anni ottanta si divertì ad inventare strane storie su di lui e  dichiarò anche, un paio di volte, di avere origini italiane. Ma dalla sua biografia, scritta dal critico musicale Mick Wall, sappiamo che qualcosa di molto triste il piccolo Prince lo dovette affrontare all’età di 10 anni. I suoi genitori si separarono, pare a causa della musica. Lui aveva ereditato questa passione dal padre e la madre lo osteggiava: non voleva diventasse come lui, ovvero un mediocre pianista frustrato.

Tutt’altro destino…

Ma ben diversamente era segnato il destino di Prince. Dall’esatto istante in cui imparò a suonare il piano e la chitarra al grande successo mondiale  di Purple Rain il tempo fu breve. A seguire una vita di eccessi e stranezze, come quella di volere sempre in camerino humus di ceci e acqua delle isole Fijj. Dal 2006 diventò testimone di Geova e pare che prendesse molto seriamente il suo ruolo andando la domenica a bussare alle porte della gente. Eccessi, donne e mille identità caratterizzarono gran parte della sua vita ma pare che alla fine si fosse ripulito. Mangiava vegano, non beveva e non fumava più. Fu trovato morto il 21 Aprile nella sua proprietà di Chanhassen, in Minnesota, pare a causa di una forte dipendenza da antidolorifici.

Il singolo Purple Rain

Ritagliatevi 4.05 minuti solo per voi, ed ascoltate il singolo Purple Rain (ottimo anche nella versione di Adam Levine dei Maroon 5). La parte orchestrale si fonde perfettamente con l’anima rock pop del brano, regalandogli un’atmosfera di malinconia pura. Il brano inizialmente durava 8.41 minuti e fu registrato la prima volta dal vivo, con l’allora diciannovenne, Wendy Melvoin alla chitarra. Solo successivamente fu accorciato. La rivista Rolling Stone l’ha inserito al numero 143 delle migliori canzoni di tutti i tempi. Capace di coniugare arte e commercio, Purple Rain è il simbolo del massimo splendore di questo artista. È il simbolo del suo grande ego (solo nella canzone Computer Blue chiese la collaborazione del resto della band).

Non intendevo causarti nessun dolore…

Innamorato di se stesso (e come dargli torto) Prince rimane uno dei geni indiscussi della musica di tutti i tempi. Come showman e come compositore, essendo in grado di suonare qualsiasi strumento gli capitasse a tiro.

Come tutti i più grandi narcisisti, vi era in lui una sensibilità quasi bipolare: spiazzante, quando presente e devastante se assente. E la si legge bene nel testo di Purple Rain:

Non intendevo causarti nessun dolore

Non intendevo causarti nessuna pena

Volevo solo vederti ridere una volta

Volevo solo vederti ridere

Nella pioggia viola

Pioggia Viola

Pioggia Viola

Pioggia Viola

Volevo solo vederti fare il bagno nella pioggia viola

E’ notizia di questi ultimi giorni che la sorella ha ritrovato molti materiali inediti di Prince e che voglia pubblicarli. Probabilmente farà una mostra sempre all’interno di Paisley Park, la casa dove venne trovato morto.